Turchia – Un ciociaro sul tetto dell’Ararat, montagna legata alla leggenda dell’Arca di Noè

21 settembre 2026

Cinque del mattino. 15 settembre 2026. Davanti agli occhi, il Monte Ararat. Sotto i piedi, 5.137 metri. Attorno, un vento che soffia a 60 chilometri orari e una temperatura di 15 gradi sotto zero. È qui che Carmine Lanni – originario di Sant’Elia Fiumerapido e residente a Castrocielo – ha portato a termine una delle imprese più difficili della sua vita.

«Avevo deciso di smettere con la montagna – racconta – ma l’Ararat mi era rimasto dentro. Per il suo fascino e per il suo significato biblico, legato alla tradizione dell’Arca di Noè. Sentivo che dovevo provarci».

Un viaggio iniziato a Istanbul e proseguito fino a Erzurum e poi a Dogubeyazit, nella regione dell’Anatolia orientale. Da quota 2.200 metri è cominciata l’ascesa, prima verso il Campo 1 a 3.400 metri e poi al Campo 2, a 4.200. La partenza per la vetta è avvenuta a mezzanotte. Poi, a 4.800 metri, il momento più duro.

«Il vento ha cominciato a prenderci a schiaffi. Dovevo mettere i ramponi e non riuscivo. La guida mi ha aiutato. Sono stati cinque minuti interminabili: ho pianto e volevo rinunciare. Ma la guida mi ha incitato e ho continuato».

Passo dopo passo, nonostante il freddo e la stanchezza, Lanni è andato avanti. Alle 5 è arrivata la vetta. «Ci siamo abbracciati e abbiamo pianto. In quel momento ho capito che tutta la sofferenza era valsa la pena».

Una conquista che arriva dopo quella del Kilimangiaro, raggiunto nel 2022, ma che Lanni considera ancora più impegnativa. «La montagna è sofferenza, paura e fatica, ma è anche libertà. Lassù sei solo davanti a te stesso. Ed è proprio questo che amo: la montagna non ti regala niente, ogni passo devi conquistartelo».

Dopo più di sette ore di discesa, l’arrivo a valle. La stanchezza è enorme, ma resta la soddisfazione di aver superato ancora una volta i propri limiti. «Dopo tutto quello che mi è successo negli ultimi anni, a partire da un grave incidente, arrivare in cima all’Ararat è stata un’impresa che dedico soprattutto a me stesso. Ormai lo dico scherzando: se non soffro, non mi diverto».

E alla domanda se questa sarà davvero l’ultima avventura, Lanni sorride: «Ringrazio la mia futura ex moglie Anna, che mi supporta e mi sopporta in queste mie pazzie. Spero che sia l’ultima… anche se non escludo il ritorno».